La Nuova Pesa

La Nuova Pesa

La Nuova Pesa nasce nell’aprile del 1959 a Roma, in via Frattina, dall’iniziativa di Alvaro Marchini. L’imprenditore romano spinto dalla passione perl’arte e dall’amicizia per molti artisti e critici decide di creare uno spazio per l’arte contemporanea, di richiamo internazionale. Raccoglie intorno a sé numerosi intellettuali che lo sostengono nella costituzione di un luogo che offra valide proposte creative, legate a tematiche proprie della sfera figurativa. Le intenzioni originarie di questo progetto vengono chiaramente individuate nelle parole introduttive firmate dalla Direzione, nel catalogo della mostra d’esordio (31 autori e 31 operedel rinnovamento artistico italiano dal 1930 al 1943): “La galleria non intende inserirsi nell’onda del gusto, né presentarsi come controcorrente (…) vorrebbe rivolgere la sua attenzione a quelle personalità e a quei significati dell’arte contemporanea, italiana e straniera, che si presentano come i più liberi e rinnovatori”. La dominante culturale di quegli anni è il neorealismo: le esperienze pittoriche, letterarie e cinematografiche presentano, proprio a Roma, i frutti migliori di una ricerca incentrata sul dato reale. Dal principio la direzione artistica è affidata a Dario Durbé, poi a Mario Penelope fino al passaggio definitivo a Fernando Terenzi; il costante apporto critico di Antonello Trombadori affiancato da Dario Micacchi, Antonio Del Guercio, Marcello Venturoli e l’assidua presenza di Renato Guttuso fanno de La Nuova Pesa l’ambiente più aggiornato del realismo. Sin dagli esordi partecipano all’attività espositiva poeti, letterati e registi che redaggono anche scritti per i cataloghi: Roberto Rossellini, Italo Calvino, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Giuseppe Ungaretti apportano un contributo rilevante alle numerose iniziative della galleria. Nel 1961 la NP si trasferisce a via del Vantaggio: la nuova fase si inaugura con la mostra di disegni e ceramiche di Pablo Picasso, realizzata in collaborazione con la Galerie Louise Leiris di Parigi di Daniel-Henry Kahnweiler; prima mostra dell’artista in Italia con opere destinate alla vendita. E’ l’inizio di un periodo espositivo alquanto poliedrico, a partire dalle mostre di Ottone Rosai, Renato Guttuso, Giacomo Manzù, fino alle antologiche di Mario Sironi, Antonietta Rapaël e alla personale di Fernand Legér (con opere dal 1911) con cui si rinnova il rapporto di stima e amicizia fra Alvaro Marchini e Kahnweiler. La galleria si fa sostenitrice anche della giovane arte italiana, appoggiando e accogliendo artisti esordienti come i membri del gruppo “Il pro e il contro”. Il collettivo, composto da artisti e critici da tempo vicini alla galleria (Ugo Attardi, Antonio Del Guercio, Fernando Farulli, Alberto Gianquinto, Piero Guccione, Dario Micacchi, Duilio Morosini, Renzo Vespignani), concentra il proprio impegno sul versante sociale e politico oltre che artistico. Le intenzioni del direttore di valorizzare la storia corrente della pittura italiana, proponendo esposizioni ben articolate della “scuola romana” e di artisti delle nuove tendenze, sono significativamente rappresentate dalla retrospettiva Omaggio a Mafai del 1967 (inaugurata a due anni di distanza dalla scomparsa del maestro) e dalla mostra di opere recenti di Franco Angeli (1972). Determinanti avvenimenti della storia politica italiana, dagli episodi terroristici fortemente drammatici, vedono il momento di maggiore intensità proprio nel corso degli anni settanta; aprendo una difficile stagione per il Paese. In questa atmosfera Alvaro Marchini decide di interrompere, nel 1976, anche se con rimpianto, la ricca esperienza artistica e culturale della sua galleria.

 

Secondo periodo de La Nuova Pesa (dal 1985 a oggi)

diretto da Simona Marchini

Dopo un decennio di sospensione dell’attività Simona Marchini riapre la galleria, nel 1985, come Centro Culturale. Forte è la spinta emotiva che la guida, con l’intento di valorizzare e proseguire il percorso intrapreso dal padre più di trent’anni prima. L’iniziativa nasce dalla volontà di sostenere la memoria di un’epoca e di un lavoro svolto con passione da Alvaro Marchini, che nel tempo ha raggiunto importanti e preziosi risultati storico-artistici. Palesi e evidenti sono le differenze di questo nuovo periodo espositivo. Sono mutate le condizioni storiche e diversa è la personalità della direttrice, professionalmente impegnata nel mondo dello spettacolo. Simona Marchini vuole riprendere l’attività interrotta con il desiderio e l’esigenza di costituire un ambiente che accolga e solleciti il contatto tra le diverse discipline artistiche.Negli ultimi trent’anni si assiste a una ibridazione dell’entità creativa, i confini estetici si dilatano per accogliere sfumature nuove, inaspettate, a volte bizzarre. L’ampia varietà dei mezzi utilizzati porta a singolari e inedite commistioni di linguaggi, esplosioni di accordi estesi e capovolgimenti di ordini storicamente definiti per affrontare una polifonia di elementi. Il programma espositivo della galleria, sostenuto da un desiderio estetico che punti su territori sempre più ampi e compositi, articola costantemente eterogenee attività culturali, interessando anche la poesia, la musica e il teatro, ampiamente rappresentati grazie al sostegno di numerose personalità operanti in questi settori. Da subito La Nuova Pesa tende a elaborare iniziative sulla base di una pluralità di interessi, seguendo linee artistiche riconducibili al decennio in corso, con particolare attenzione alle tendenze proprie del postmoderno: “I nuovi-nuovi” di Renato Barilli, l’“Anacronismo” di Maurizio Calvesi e l’”Astrazione povera” di Filiberto Menna.Alcune mostre riuniscono numerosi artisti, fra loro anche molto dissimili, in progetti inconsueti come Minuscole: 10 artisti italiani contemporanei (1986) in cui Carla Accardi, Alighiero Boetti, Ugo Nespolo, Giulio Paolini, Salvo, Mario Schifano e altri presentano opere originali dipinte su tele d’alto artigianato di piccole dimensioni; Consigli di Fabbrica (1994/95), ideata da Simona Marchini, è una vasta raccolta di prototipi di oggetti d’uso destinati alla produzione industriale di artisti noti, allestita prima alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Spoleto poi all’Istituto Europeo di Design.Nel corso degli anni Novanta una nuova spinta viene dalla diretta partecipazione degli artisti (come Felice Levini, H. H. Lim, Giuseppe Salvatori e altri) maggiormente legati a la NP. Questi creano, con l’appoggio di Simona Marchini, una sorta di direzione collegiale. Sono loro gli artefici di quel vivace clima culturale che rende la galleria luogo di dibattito aperto e di costanti e rinnovate iniziative artistiche.Nel ‘95 la rassegna Oscar (articolata in sei mostre di tre artisti per volta fra cui Cuoghi & Corsello, Florian Merkel, Annie Ratti, Andrea Santarlasci, Yan Pei Ming, James Casebere, Fabrizio Corneli, Rivka Rinn,) offre un’analisi di distinte linee di tendenza sottolineando il carattere specifico dell’arte corrente, chiamando anche molti stranieri a esporre per la prima volta in Italia.Ampio spazio è riservato anche all’analisi dei diversi mezzi espressivi, come testimoniano la mostra di Christophe Boutin 3 incentrata sulla sua pellicola più recente, Parusia in cui si presentano opere fotografiche di quattro artiste (Daniela De Lorenzo, Shirin Neshat, Alessandra Tesi, Inez van Lamsweerde) e la rassegna Monitor realizzata fra il 1999 e il 2000. Quest’ultimo progetto nasce dall’intenzione di relazionare prodotti di arte visiva e di scrittura per evidenziare valori caratteristici e differenze sostanziali; opera d’arte e testo poetico sono portati sulla stessa linea di fruibilità. Esempi eloquenti di questa iniziativa, diluita in tre appuntamenti distinti, vengono dal confronto tra un’opera di Alighiero Boetti e un testo di Giovan Battista Salerno; tra Fabio Mauri e i poeti Nanni Cagnone, Gianni Scalia, Emanuele Trevi. Nel 2002, con la mostra di Rebecca Horn e Jannis Kounellis, la direzione conferma la volontà di consolidare un lungo cammino, di indirizzare il programma su una coerenza e una continuità artistica rinsaldata da un riconoscimento internazionale. Da un rinnovato orientamento espositivo nasce la collaborazione con Giacomo Zaza divenuto, dalla fine del 2004, direttore artistico de La Nuova Pesa. Il giovane critico inaugura la nuova fase espositiva con la mostra di Wolf Vostell, per cui si è attivata la collaborazione con la Fondazione Mudima. La programmazione del 2005 coinvolge personalità di fama internazionale come Nagasawa e Araki (mostra inaugurata l’8 febbraio) e prevede anche particolari laboratori che sviluppino un rapporto diretto fra l’opera d’arte realizzata per La Nuova Pesa e i Musei.

 

 

 

 


Luogo e recapiti

  • Via del Corso, 530 - Roma
             06 3610892     06 3222873

    Orario: lun - ven 10-13 e 15.30-19

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