Vettor Pisani. Eroica/Antieroica. Una retrospettiva

A cura di: Maria Vinella

Vettor Pisani. Eroica/Antieroica. Una retrospettiva

La mostra “Vettor Pisani. Eroica/Antieroica. Una retrospettiva”, presso le due sedi della Fondazione Donnaregina di Napoli e il Teatro Margherita di Bari, accoglie un articolato evento retrospettivo che molti, in Italia e non solo, attendevano da tempo. 


La mostra “Vettor Pisani. Eroica/Antieroica. Una retrospettiva”, presso le due sedi della Fondazione Donnaregina di Napoli e il Teatro Margherita di Bari, accoglie un articolato evento retrospettivo che molti, in Italia e non solo, attendevano da tempo.
Insieme, le due mostre costituiscono la prima e la più completa iniziativa dedicata a uno dei maggiori artisti italiani contemporanei, Vettor Pisani (Bari 1934 - Roma 2011).
Come indicano i curatori della doppia mostra, Andrea Viliani ed Eugenio Viola, nella formulazione delle provocazioni linguistiche e nell’esplorazione delle modalità estetiche dense di significato per le generazioni successive, la figura dell’artista ci appare radicalmente contemporanea, ovvero quella di un vero e proprio precursore che ha saputo unire “l’investigazione concettuale all’ironia, il gioco linguistico a quello di ruolo, il mascheramento alla ricerca della verità, la grande Storia alla cronaca più triviale, il sacro al profano, l’arte del passato alle provocazioni del presente”.
L’autore, dunque, è sicuramente tra i più visionari esponenti del panorama generazionale degli anni settanta, fortemente impegnato nell’individuazione di una utopica corrispondenza fra pensiero-azione-opera attraverso l’uso multiforme di dispositivi di attrazione performativi e narrativi. Difatti, egli sviluppa le sue ricerche sino a configurare la propria produzione espressiva come un’unica opera d’arte totale provocatoria e anarchica, in continua metamorfosi, una poderosa messa in scena spettacolare dove si fondono e si intrecciano nel nome dell’arte visiva la letteratura, il teatro, l’architettura, la filosofia, la poesia, la musica, le scienze esatte e le scienze occulte.
Le opere di Vettor Pisani, disseminate “di triangoli, cerchi e semi-croci, specchi e tavoli, labirinti e piramidi, padiglioni e modellini architettonici, alambicchi e clessidre, pianoforti e violini accostati a busti, manichini, calchi, fusioni di figure religiose come Cristo, la Madonna, gli angeli, o immagini di Edipo e della Sfinge o dell’isola dei morti di Arnold Böcklin, e popolate da un vero e proprio bestiario personale (tartarughe, conigli, galline, scimmie, pesci rossi, lumache, cavie, gatti, pavoni, aquile e piccioni)”, sono teatri immaginari della memoria e del sapere, rappresentazioni filosofiche “della storia moderna dell’Europa” e delle sue contraddizioni, “effimere scenografie di questioni morali e quesiti intellettuali imprescindibili quanto insolubili, forme di introduzione alla complessità della speculazione espressa attraverso l’ordinarietà del quotidiano, soglie spazio-temporali fra epoche differenti, codici di comunicazione fra stati o entità opposte (eroe e antieroe; umano e divino; umano e animale; uomo e donna; vita e morte) e, infine, provvisori musei dell’inevitabile distruzione e costante ricostruzione dell’arte, in cui, nella caleidoscopica molteplicità degli artefatti e dei riferimenti dell’artista, le dimensioni della storia e del mito, i generi sessuali, le differenti tradizioni culturali e l’identità stessa dell’artista si fondono in un unicum indefinibile, per statuto critico e consistenza estetica”.
Mostre personali gli sono state dedicate da istituzioni quali la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (mostra al Castello Svevo, Bari, in qualità di artista vincitore del Premio Nazionale Pino Pascali) nel 1970, il Museum Folkwang di Essen nel 1982, la Diputació de Valencia nel 1990, nel 1992 dalla Galleria d’Arte Contemporanea di Trento, nel 2011 dalla Fondazione Morra-Palazzo Ruffo di Bagnara, Napoli, e nel 2012, a pochi mesi dalla scomparsa dell’artista, dal MACRO di Roma. Ha partecipato a numerose mostre periodiche e biennali fra cui, oltre a Documenta V, Kassel, nel 1972, alla Biennale di Venezia (1972, 1976, 1978, 1984, 1986, 1990, 1993, 1995) e alla Quadriennale di Roma (1973, 1986, 1992), ricordiamo la XV Biennale di San Paolo del Brasile (1979) e la Nouvelle Biennale de Paris, Parigi (1973, 1985). Innumerevoli le mostre collettive a cui ha partecipato, tra le quali ricordiamo quelle al Palazzo delle Esposizioni, Roma (1970); “Contemporanea” al Parcheggio di Villa Borghese, Roma (1973-1974); “Linee della ricerca artistica in Italia 1960-1980”, Palazzo delle Esposizioni, Roma (1981); “Avanguardia/Transavanguardia” ‘68-‘77, Roma (1982); “Italian Art Now: an American Perspective”, Solomon R. Guggenheim Museum, New York (1982); “Terrae Motus” e “Terrae Motus 2” a Villa Campolieto, Ercolano, nel 1986. E, ancora, collettive al MART di Trento e Rovereto (2005), a Venezia, a Palazzo Strozzi, Firenze ecc.
(Le mostre sono visitabili sino a marzo 2014; curatori: Andrea Viliani ed Eugenio Viola; Laura Cherubini curatorial advisor; contributi di Mimma Pisani, Pierpaolo Forte presidente della Fondazione Donnaregina di Napoli, Vito Labarile consigliere per le arti visive del Comune di Bari).