Per un nuovo Tridente di Paola Lagonigro

Per un nuovo Tridente di Paola Lagonigro
Per un nuovo Tridente
 
Via Flaminia, ottobre 2015. Mario Sasso, artista marchigiano ma romano di adozione, apre al pubblico il suo studio in occasione della mostra Tridente, dedicata ai suoi ultimi lavori e ospitata negli adiacenti locali dell’Associazione Operatori Culturali Flaminia 58. Non si tratta solo di ampliare lo spazio espositivo, ma anche di ricordare ai visitatori la vita artistica e culturale che ruota attorno alla vicina Piazza del Popolo e alle tre strade che da essa partono per raggiungere il centro della città: via del Babuino, via del Corso e via di Ripetta. È questo il cosiddetto Tridente cui Sasso dedica le sue ultime opere, un luogo immaginato come il cuore pulsante di Roma e storicamente segnato dalla presenza di gallerie, studi di artisti, librerie e ritrovi di intellettuali, che ne hanno fatto a lungo il fulcro della vita culturale della capitale.
A chiusura della mostra, venerdì 30 ottobre, si è svolta una conversazione cui hanno preso parte, oltre all’artista e alla curatrice Francesca Gallo, la storica dell’arte Silvia Bordini e l’architetto Franco Purini, entrambi testimoni di queste vicende. Un pubblico numeroso composto da storici dell’arte, artisti, architetti e giovani studenti, ha contribuito ad accendere un dibattito che dai ricordi di un passato che non c’è più si è progressivamente spostato a una riflessione sul presente.
 
La storica Feltrinelli in via del Babuino aperta negli anni Sessanta e luogo d’incontro di molti intellettuali, gli studi di artisti nella stessa strada e soprattutto in via Margutta, per non parlare delle numerose gallerie, tra cui negli anni Cinquanta e Sessanta dominavano La Tartaruga di Plinio de Martiis e La Salita di Gian Tomaso Liverani: che ne è oggi di tutto questo? I tempi sono cambiati e con essi il sistema dell’arte, ma è ancora possibile trovare a Roma un luogo in cui gli spazi della cultura dialoghino in maniera positiva tra loro? Oppure i cambiamenti socio-culturali e la diffusione di nuovi linguaggi in ambito sia artistico che comunicativo determinano l’accettazione di un diverso scenario?
Queste e altre domande hanno guidato una conversazione che si è aperta con la lettura, da parte dell’attrice Lucia Bendia, di un’ideale passeggiata per il centro della città immaginata da Laura Cherubini per il catalogo della mostra Tutte le strade portano a Roma? (a cura di Achille Bonito Oliva, Palazzo delle Esposizioni, 1993). Un ricordo nostalgico ma puntuale ha portato il pubblico tra le strade della capitale passando per i luoghi e i personaggi che hanno fatto la storia dell’arte del Novecento.
La curatrice della mostra Francesca Gallo ha quindi ricordato la lunga ricerca che lega Mario Sasso al tema della città e in particolare a Roma, come emerge nelle sue ultime opere. Meno consueto il registro poetico-sentimentale che emerge verso il territorio marchigiano, per esempio nell’istallazione Omaggio a Leopardi, e a questo punto anche nei confronti del cuore pulsante della capitale.
Ed è sempre il centro storico di Roma quello evocato nei ricordi di Franco Purini. Studente della facoltà di architettura a Valle Giulia negli anni Sessanta, Purini è stato testimone della parabola che ha segnato il Tridente, avendo avuto il suo studio proprio nella zona di Piazza del Popolo, come del resto molti architetti e artisti da lui frequentati. Purini ha parlato di un’epoca in cui gli appartamenti del centro erano accessibili con spese esigue perché chi se lo poteva permettere andava ad abitare in più prestigiosi appartamenti di nuova costruzione, un’epoca in cui le idee e i progetti venivano discussi abitualmente a tavola perché la vita culturale si svolgeva non solo nei luoghi deputati, ma anche nei bar Rosati e Canova a Piazza del Popolo o in ristoranti come Cesaretto in via della Croce e Menghi su via Flaminia. Purini, che solo in tempi recenti ha lasciato il Tridente ha poi fotografato una realtà totalmente cambiata, quella attuale di una zona ormai votata più al commercio che alla cultura e più difficilmente raggiungibile a causa della nuova viabilità.
Silvia Bordini ha quindi aperto una riflessione sull'attualità, in risposta all’idea attorno a cui Sasso riflette da tempo, quella di un nuovo Tridente. Per Sasso è come se il Tridente si fosse ribaltato: al posto delle tre strade che vanno verso sud, la vita culturale della città si è progressivamente spostata in direzione opposta. Oltre alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna che ha ormai più di un secolo di storia e alla vicina facoltà di architettura, all’Auditorium e al MAXXI, di più recente apertura, sono stati ricordati anche il Museo Andersen, Explora – il museo dei bambini – e le gallerie, come quella Mario Jannelli e la storica AocF58- Bruno Lisi, sede appunto della mostra Tridente. Se la ricchezza culturale sembra non inferiore a quella del vecchio Tridente, la Bordini ha sottolineato la diversità dell’attuale assetto fuori la porta Flaminia: invece del tessuto di gallerie e luoghi di incontro che avevano favorito l’effervescenza culturale e imprenditoriale dell’arte degli ultimi decenni del secolo XX,  il nuovo Tridente vede oggi la prevalenza di musei e istituzioni legati sì al contemporaneo, ma cauti e lenti nel favorire la sperimentazione artistica: la mancanza inoltre di un dialogo tra questi luoghi della cultura corrisponde a un sostanziale e ben noto cambiamento nel sistema dell’arte, tanto che l’idea lanciata da Mario Sasso può essere letta come una stimolante utopia.
Altra idea già proposta da Sasso in precedenti occasioni è quella di un museo che sia anche centro produttivo e che svolga un ruolo di supporto agli artisti, specie a coloro che come lui lavorano con le tecnologie digitali. Silvia Bordini, tra le prime studiose in Italia dei nuovi media in ambito artistico, ha già in passato accolto questo progetto di Sasso di un laboratorio informatico, spazio di sperimentazione e creazione in cui poter riaffermare una nuova idea di artigianato legato alle nuove tecnologie. Questo atelier digitale, luogo di collaborazione tra diverse figure professionali, investirebbe sugli orientamenti più innovati del contesto artistico contemporaneo, andando a colmare il ritardo tra il contesto italiano e quello internazionale.
A questo punto il dibattito si è ampliato fino a giungere a una più generale riflessione sull’attuale statuto dell’opera d’arte ed è intervenuto, tra gli altri, anche lo scrittore Valentino Zeichen, abitante del Flaminio e autore di numerose poesie dedicate ai luoghi storici di Roma. Discutendo del ruolo delle istituzioni come accademie e università, hanno infine preso la parola i professori Dario Evola e Marco Maria Gazzano, sostenitori con Sasso della necessità di promuovere un uso consapevole dei nuovi media, al riparo dal dilettantismo e dalla superficialità di certa produzione contemporanea.
Le riflessioni nate attorno al Tridente, questo il titolo della conversazione del 30 ottobre, non hanno risparmiato toni critici, ma allo stesso tempo sono state ricche di spunti da cogliere e mettere a frutto per dar vita a un “nuovo Tridente”.
 
Paola Lagonigro

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