09/03/2019  al 06/04/2019

Rebecca Agnes "benvenut* nel futuro / WELCOME TO THE FUTURE"

A cura di: Barbara Fragogna

Rebecca Agnes "benvenut* nel futuro / WELCOME TO THE FUTURE"
Futuro del passato. Ultropia.
di Barbara Fragogna
“… E difendiam la Terra, dall'ombra della guerra / Il nostro cuore batterà, per la libertà / Intrighi e i loschi piani dei mostri disumani / Il nostro raggio spazzerà, nell’immensità…” - Daitarn 3 (Sigla italiana)
Terra di mezzo tra Baby Boomers e Millennials. Siamo, Rebecca e io, parte della Generazione X di wikipedia “Generalmente identificata dalla mancanza di ottimismo nel futuro, dallo scetticismo, dalla sfiducia nei valori tradizionali e nelle istituzioni … di giovani adulti apatici, cinici, senza valori o affetti” ma anche “conosciuta come una delle generazioni più intraprendenti e tecnologiche della storia americana ed europea alla quale si deve in gran parte l'espansione di internet…”.
Ma anche. Quelli cresciuti a pane e cartoni, che però hanno visto la tv prima e dopo Berlusconi, che le scuole cattoliche e ancora la messa, che hanno studiato un po’ quello che volevano, che poi molti se ne sono andati  perché l’Italia non se li è voluti tenere, che si sono lasciati credere che la colpa era dei genitori (psico e psycho), che le scuole cattoliche, che la musica punk e il muro di Berlino e Černobyl' e la Thatcher e i Bush e Disney ma per fortuna Miyazaki e poi “dai che siamo fichi ce la facciamo” ma “cacchio che dura però”.. e adesso? Che si fa? E domani? E la pensione? E i figli li facciamo? Anche no. Con quali conseguenze? La Natura mi punisce? E le donne? Tanto oramai non serve più lottare, e il femminismo? e invece si, di nuovo. Ma non sono una donna, sono quell* che sono. Degenerat*. Sto con chi voglio. Chi mi definisce? La religione, Dio, lo Stato, tu? E i diritti individuali? E il dovere dell’umiltà? E il cosmo, enorme. Quantici, stringhe, pulviscoli a 9 dimensioni, alieni alienati a guardare in alto, a buttare plastica in acqua, a vivere in boschi verticali solo se nati bene, a cercare di crescere foreste nel balcone, in appartamento, in tasca. Tutti con gli antenati africani e pure tutti ancora attaccati alla razza, migranti cibernetici, socialmediatici, asociali spiazzati, scimmie. Dinosauri senza piume, cariatidi bianche, cattedrali di mattoni, piramidi spellate. Bruti, geni, santi immacolati, giudici supremi con in bocca solo una lingua dialettale. Navigatori del web, tecnologici assemblaggi smart incapaci di orientarsi senza cavo di ricarica. Conoscitori del mondo alla wiki. Approssimativi esperti del pelo dell’erba del vicino. Malati dei nostri stessi mali e di quelli che ci lasciamo inoculare da quattro manipolatori arroganti, incoscienti e vili, che sono comunque il riflesso di noi. Nei lavori di Rebecca si trovano tutte queste cose e molto di più.
Quando ascoltavo le sigle mi commuovevo, anche adesso (che patetico) scendono quelle ridicole lacrime legate alle frasi di rivalsa del bene sul male, della vittoria dei buoni, dell’eroe/eroina sui mostri disumani, della fine della guerra o della sua sospensione. Mi commuove e deprime, credo, il fatto di sapere che non è mai così. Che i buoni non vincono, è una favola, una speranza ancora in voga, un’Ultropia. Da realizzare, in potenza. Andare oltre la realtà, immolarsi alla fantascienza per respirare l’oasi e la pace fondando l’impulso su azioni concrete di lotta e protesta, di affermazione di vita, banali principi di umanità. I mostri siamo noi, per questo amiamo i mostri? Rebecca Agnes mette sotto assedio la roccaforte delle nostre convinzioni ricamando sulla pelle del pensiero, del ricordo, della memoria simboli, miti, personaggi, frasi, testi, oggetti organici, soggetti cristallizzati e colori brillanti. L’assedio è non violento e la bellezza delicata e gioiosa del suo lavoro invita con gentilezza a lasciarsi scuotere e sconquassare dal concetto, chiarissimo, dei contenuti della sua opera.
Rebecca Agnes è una foresta pluviale di domande incastonate, rampicanti, lussureggianti che s’inerpicano tra i muri di città immaginate che però esistono e mutano esplorando vicoli e strade dove s’incontrano persone vere che insieme ne regolano il piano lo espandono e arricchiscono. Il futuro di Rebecca è un presente già passato nel quale però (basterebbe un minimo di attenzione, empatia e cura) sono presenti molecole, germi, organismi, funghi, spore per inseminare il meglio nella società umana, organica ed eterogenea armonia di co-esistenze tolleranti e intelligenti. 
La mostra è ricchissima di lavori, disegni, pitture, ricami, è bellissima. I titoli sono storie, riflessioni e domande dirette perché si vuole/desidera davvero creare dialogo, dibattito, condivisione di pensieri. Pone l’accento sul paradosso dell’educazione popolare, sulle scelte di comodo che semplificano nell’immediato ma che a lungo termine portano a conseguenze incontrollabili. Mettiamo in discussione tutto, persino il lavoro dell’artista, il prezzo di vendita, il valore soggettivo dell’opera che lasciamo sia l’acquirente, se interessato, a decidere a patto che si rifletta sulle domande già riportate in apertura di testo. Vogliamo che l’arte espliciti la sua funzione di catalizzatore e crogiuolo, che il pensiero diventi oro.
 
Benvenut* nel futuro, non potremo più negare le nostre responsabilità sul presente appena passato.
 

Luoghi

  • Fusion Art Gallery - Piazza Amedeo Peyron, 9g - Torino
             +39 3493644287
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