06/11/2015  al 18/12/2015

Mario Nalli. Onda di sangue

A cura di: Fabio Sargentini

Mario Nalli. Onda di sangue
Un atto unico fulmineo, rappresentazione tra pittura e teatro, è il prossimo appuntamento a L’Attico. L’arte si rapporta alla cronaca, ma la prosciuga. Un’onda gigantesca dipinta si prolunga in un’onda virtuale che si frange sul palcoscenico. Spariti i corpi annegati, le scialuppe rovesciate, oggetto dell’attenzione morbosa dei media, è il mare che incarna in sé tutta la tragedia: Mediterraneo di sangue. I versi finali di Dante racchiudono un sentimento di pietà universale. 

Onda di sangue 
Erano i primi giorni di luglio quando ho proposto a Mario Nalli di dipingere un’onda gigantesca. Ignoravo il perché lo facessi. Ma la visione di quest’onda fluttuava insistente nella mia scatola cranica. È stato soltanto ai primi di settembre, sotto l’incalzare della cronaca - immagini strazianti sui media, corpi umani annegati, galleggianti in mezzo al mare o come dormienti rannicchiati a riva – che l’onda da me evocata medianicamente anzitempo ha trovato il suo aggancio concreto. D’un tratto ci sono stati chiari contenuti e modi della rappresentazione: un atto unico fulmineo di circa sessanta secondi dove l’onda dipinta si prolunga in un’onda virtuale che si frange sul palcoscenico. Il mare risucchia così su di sé l’intera tragedia. Nel frattempo i bozzetti del pittore effettuati con la tecnica in bianco e nero della grafite non erano ancora soddisfacenti. Ci vuole la tecnica ad olio, ci vuole il colore, abbiamo ragionato con Elsa. Il pittore, d’accordo con noi, ha optato per il rosso violaceo che gli è congeniale. A quel punto il cambio di tecnica ha comportato una riflessione sul titolo: non più Mediterraneo 2015, bensì Onda di sangue. Un titolo potente, che abbiamo sposato assecondando senza cavalcarla la sua valenza espressionista. E difatti il passo successivo è stato estendere il colore al filmato del video, assicurando una continuità all’immagine che si trasferisce dalla tela dipinta allo schermo proiettivo. E’ il passaggio cruciale che dà alla pittura, statica per definizione, la mobilità del teatro. Il dinamismo e la sintesi futurista restano all’origine dell’idea e la ancorano al linguaggio dell’arte, che assolutizza il dramma, non ci sguazza fino a sterilizzarlo, come fa la cronaca. L’onda gigantesca rimane l’unico attore, assenti del tutto le figure, corpi affogati, scialuppe rovesciate, sfruttate fino al cinismo dai media. Il corpo fisico dell’attore, accantonato, ritorna in primo piano col suo strumento principe: la nuda voce. I versi di Dante suggellano il compimento della tragedia suscitando un sentimento di pietà universale. 
Fabio Sargentini 

Luoghi

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