08/04/2017  al 20/04/2017

Mario Lanzione "Astrazione e tangibilità nell’arte"

A cura di: Guido Buffoni

Mario Lanzione "Astrazione e tangibilità nell’arte"
Potremmo dire che in questo momento storico si assiste ad una fusione particolarmente interessante tra la fase iconica, quella che tende a rappresentare la realtà, per individuarla, denotarla, connotarla e  per tentare collocarla in categorie selettive, per altro infinite, e quella simbolica.  Quella di fatto astratta, che, in una vanificazione trascesa, vede divenire l’oggetto come portatore d’intense significazioni, in una dimensione spesso reinventata, capace comunque e sempre di restituire tutte le informazioni ad esso connesse.
I processi artistici successivi, si muovono invece su binari diversi che  preludono inequivocabilmente  all’ astrattismo vero, assoluto, compiuto in tutte le sue parti: quello che si affranca dalla realtà conclamata e differenziata dall’artista,  per entrare nei meandri più reconditi dell’artista stesso e procedere ad una esplorazione di un mondo in cui egli non è più estraneo, alieno, distaccato e distinto, ma nel quale è elemento appartenente, percependone i caratteri come suoi e non di altri. 
Un vero e proprio soggetto-oggetto che propone azioni e ne subisce gli effetti, come se il gioco di riflessione non finisse mai ed in cui tutto si fonde con il tutto.
Mario Lanzione presenta una perfetta sintonia con tale visione dell’arte e, se vogliamo, del senso profondo della vita, in cui l’esplorazione sensoriale dalla realtà “reale”, si sposta verso scenari decisamente irreali dove le commistioni di colori forme e volumi, in tutte le loro connotazioni possibili, divengono elementi prospettici per un’analisi, e quindi per  indizi  di conoscenza, che si affacciano sulla interiorità dell’anima, migrando in essa e rovistando tra tutto ciò che nasce dentro la fertilità dell’immanenza. 
Si proprio dell'immanenza, perché nelle opere del nostro artista, si assiste alla commistione perenne di idealità atomiche, di organizzazioni molecolari dialettiche, di stringhe fisiche e concettuali per una fusione tra razionalità e irrazionalità, tra materialità e antimaterialità, tra spiritualità e tutto quello che esondando dall’anima finisce per collocarsi in zone buie, come l’angelo ribelle che si nasconde nella sfacciataggine e nell’oblio. 
 È ovvio che in questo contesto il gesto artistico diviene pura invenzione e l’astrazione  il pretesto per dare ad essa una connotazione fisica - quindi reale se vogliamo - che viene comunicata attraverso immagini, comunque sensorialmente percettibili, nate e coltivate dove  nulla è concreto, e che finiscono per fluire dalla mano di un artista come Lanzione, con il preciso scopo di rendere merito a tutta una interiorità celata, nascosta e gelosamente conservata nello scrigno della coscienza.
 Carte, veline, colori, rimandi materici, linee geometriche impercettibili; tutto diviene  forma e consistenza sotto il gesto sapiente dell’artista. Commistioni stilistiche d’indiscusso effetto percettivo si mescolano e si saldano sugli spazi rappresentativi come fossero balocchi dell’anima capaci di rendere emozioni e di evocare scenari dialettici profondi ed inaspettati, sempre alla luce di una perenne esegesi sapienziale, concettuale, ipotetica, astratta e creativa.
Non c’è nulla che non finisca per fondersi in essi.  L’anima con la carnalità, la mente con il cuore, l’istinto con la ragione e le linee immaginarie della  mente con la concretezza dell’azione artistica. Anche i colori della gioia finiscono per confondersi con  l’oscurità degli elementi bui ed inquietanti della sofferenza creativa.
Di fronte alle opere di Mario Lanzione è la mente ad essere sollecitata da pensieri affabulanti, inebrianti, eccitanti, mentre il corpo diviene pervaso da fremiti energetici. Lo si sente dal cuore che aumenta e rallenta, quando modula il suo battito sulla percezione dei sensi e sulla esaltazione delle emotività intellettuali.
Reazioni che il corpo mette in atto davanti  ad immagini che se da un lato negano con assoluta evidenza la rappresentazione della realtà in quanto tale, dall’altro aprono scenari conoscitivi, percettivi e tangibili propri di quella immaterialità che in Lanzione diviene  modello di riferimento per  navigare attraverso rotte del pensiero sicuramente nuove, incontaminate, sempre tese alla ricerca fantastica del sé e di sé.     
 Perugia 12 marzo 2017
 
 
 

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