Fratelli D’italia. Ascanio Renda - Serse
Protagonisti del settimo appuntamento sono Ascanio Renda (Calabria) e Serse (Veneto) ASCANIO RENDA (Crotone, 1951). Il percorso artistico di Ascanio Renda è disseminato da una miriade di tessere di mosaico, con le quali ha rivestito la realtà. Entrare nel suo universo è come entrare in una favola meravigliosa e grottesca al tempo stesso. Sebbene, la prima cosa da dire sia che non ha mai voluto fare il mosaicista. Quel che lo interessa è la frantumazione dell’immagine, della superficie. Il contrasto tra caldo e freddo, leggerezza e pesantezza. Fa sculture che poi sbriciola nel mosaico. L’idea è un po’ come quando a casa ti casca un vaso e lo rincolli. Se per noi quel vaso resta per sempre un oggetto zoppo, per Renda quelle fratture, invece di depotenziare la forma, la compattano ancora di più. Per primo, nel 1983, usa il mosaico, con lo stesso principio dei pixel televisivi. Inizia quasi per gioco a creare immagini con piccoli tasselli. Presto finisce col prediligere il mosaico industriale. La sua parola d’ordine? Percorrere l’arte con un piacere che supera il tormento. Per questa mostra ha realizzato una nuova opera che ha come fulcro il Mosè di Michelangelo e, come contorno, una borsetta da passeggio di marmo. Una evidente nota di scetticismo nei confronti della grandezza delle cose. Dissacrante, ironico, Renda mette in parallelo due virtuosismi di epoche diverse, confrontandosi con i mostri sacri della storia dell'arte. Come dire: alla fine, una borsetta in marmo ben lavorata è un opera d’arte, almeno quanto un bel Mosè di maniera! SERSE (San Polo del Piave, 1952). Attraverso un sapiente e complesso uso della grafite, Serse ha dato vita a una delle più intense riletture del tema del paesaggio nell’arte contemporanea. Astratti, d’impronta fotografica, sospesi nel tempo. Opere dove la natura viene scandagliata, rappresentata, evocata. Paesaggi dove talvolta compaiono confuse increspature mattutine di un lago. Altre volte, nuvole vaporose e mutevoli; acque attraversate da onde che disegnano vortici e spirali che risucchiano in luoghi nei quali è molto facile smarrirsi. Metafora della perenne instabilità delle forme e dell’equilibrio. Un modo altro per parlare dell’essenza del mondo che ci circonda, la grande madre terra dalla quale tutto, anche noi, ha avuto origine. Impressionano i suoi disegni, spesso di grandi dimensioni. Ancora di più stupisce il talento con il quale li realizza. Nelle sue mani la grafite è uno strumento dalle infinite possibilità. Una vocazione al superamento dei limiti che, negli ultimi anni, gli ha permesso di raggiungere esiti stupefacenti. Come nel ciclo dei Riflessi, descrizioni minuziose del carattere mutevole della superficie dell’acqua, che sfiorano l’astrazione. Il richiamo alla condizione minerale della grafite ha dato vita alla raffinata serie dei Diamanti, alla quale appartiene l’opera scelta per la mostra, la cui forma, perfetta e inalterabile, è metafora sapiente dell’incorruttibile purezza della natura. Http://www.galleriamaniero.it
Luoghi
Luogo: Galleria Maniero Note apertura: orario: martedì - sabato ore 16 - 20 altri orari su appuntamento Tel. e Fax +39 06.68.807.116
