12/05/2013  al 25/05/2013

Franco Bratta E Vito De Leo. Colori

A cura di: Luigi Dello Russo

Franco Bratta E Vito De Leo. Colori

I Colori Della Mente E Dell'anima

In principio fu Van Gogh che nella sua follia visionaria carico' di accensione luminosa e materica il colore oltre il naturalismo degli impressionisti, poi in seguito la teorizzazione di Johannes Itten (1888- 1967). Pur svizzero di nascita fu docente nella Bauhaus della Germania, da cui fuggi' nel 1934 per sottrarsi alle persecuzioni del regime nazista. Irrazionale ed ascetico insegnava a liberare l'energia creativa fisica e psichica delle persone e in particolare dei giovani sciogliendo l'ingorgo magmatico interiore tramite il colore. Non a caso il suo testo piu' famoso ha il titolo “Arte del colore. Esperienza soggettiva e conoscenza oggettiva come vie per l'arte''. Insomma il colore come comunicazione estetica pur non rinunciando a forme, luci e materiali vari. Sono, oggi, queste teorie ormai acquisite e diffuse in particolar modo nell'ambito del design, della pubblicita', della moda e del cinema.
Questa mostra ne e' un' esemplificativa manifestazione: due personalita', due diverse comunicazioni. I due artisti usano il colore non in funzione ludica e modaiola, come e' nell' abuso mediatico e commerciale, ma nella elaborazione di messaggi mentali e psichici.
Le opere di Bratta sono tematicamente e figurativamente varie: uno sguardo quindi aperto sul reale visibile che puo' essere naturale o geometricamente essenzializzato fino a divenire astrazione. Ma un filo unitario tiene insieme la diversa produzione: e' un colore-materia denso ed acceso fino ad una consistenza tattilo-visiva d' ascendenza pop-elettronica. E' qui presente la grande tradizione culturale del Meridione italiano: dai barocchi napoletani con le loro opere di 'nature morte', ma momentaneamente vive per la gioia dei sensi, alla pittura neorealistica postbellica che rifiuto' le dissoluzioni informali per un discorso di 'cose' che, secondo la poetica del Verga ,'quagghiano', si solidificano, s'impongono senza ambiguita' agli occhi e alla mente..e tra questi vale la pena citare il grande Renato Guttuso. E proprio alla lezione di quest'ultimo vanno ricondotti i ' Rossi cornetti' che girano vorticosamente in una decorazione da carretto siciliano, nonche' la strutturazione postcubista dei nostri paesi pugliesi ma partecipi di una unitaria cultura edificatoria mediterranea.
I lavori del De Leo costituiscono nelle sue diverse forme una rappresentazione iconica del non visibile ma esistente sia fisico che spirituale. Un bisogno cioe' di rappresentare e quindi provare l'esistenza della genesi di forme di vita anche se pur non chiaramente e visivamente identificabili. Sono queste forme in 'nuce' che si tradurranno in seguito in 'organismi' di vita materiale e, o soprattutto, spirituale....e proprio percio' slegate da ogni rapporto di realta' fenomeniche e ridotte a 'puravisibilita'. Quest'ultima si realizza piu' che nelle forme geometriche o in quelle amebiche nei colori tenui di celeste -cielo o soprattutto verdi -pastello come i giovani fili d'erba della primavera che indicano appunto l' 'eterno ritorno' della vita della natura e/o di esperienze psichico- etiche come il germe del grano fecondato, allusivo della 'rinascita' sensitiva e religiosa dell' anima. La immagine acquisisce cosi' un' ambigua quanto multipla polisemanticita'.

Luigi Dello Russo


Luoghi

  • ADSUM artecontemporanea - V. Marconi, 5 - Terlizzi - Bari
         

    (Palazzo della Meridiana)Art Director: Maria Bonaduce e Giovanni Morgese orario: dal lunedì al sabato dalle ore 10.00-12.30 18.30- 20.30 chiusura giovedì pomeriggio e festivi

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