Martin Jason

Nato sull’isola di Jersey nel 1970, Jason Martin vive e lavora tra Londra e il Portogallo. Ottiene una laurea in discipline artistiche alla Goldsmiths, Londra (1993). Le sue esposizioni personali includono Le Consortium, Digione, Francia (2012), Peggy Guggenheim Collection, Venezia, (2009), Es Baluard Museu d'Art Modern i Contemporani de Palma, Maiorca (2008), Kunstverein Kreis Gŭtersloh, Germania (2007), Centro de Arte Contemporáneo de Málaga, Spagna (2005). Ha vinto il premio John Moores 21, Liverpool Biennial of Contemporary Art, Regno Unito (1999) e del Golfo della Spezia, European Biennial of the Visual Arts, La Spezia, Italy (2000). I suoi lavori sono esposti in numerose collezioni pubbliche internazionali tra cui la Government Art Collection, Regno Unito; Denver Art Museum, USA; Hirshhorn Museum, Washington DC, USA; Städtische Galerie, Germania e il Centro Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, Italia.

L’artista Jason Martin mette in atto oscillazioni tra scultura e pittura, con il vigore dell’action painting ma con mano controllata. È probabilmente noto soprattutto per i suoi monocromi, dove strati di pittura a olio o gel acrilico sono trascinati su superfici dure come alluminio, acciaio inossidabile o plexiglas con un pezzo di metallo a forma di pettine o una tavola in un unico movimento, spesso ripetuto molte volte. Le striature catturano la luce, le loro consistenze ritmiche suggeriscono i rilievi su un disco vinile, ciocche di capelli bagnati, le venature di una piuma – e i titoli flirtano con le associazioni (Comrade, Amphibian, Corinthian). Martin si sbarazza completamente dei colori nelle sue opere di rame, bronzo e nichel appese al muro, le cui superfici sono oleose ma congelate. Nelle sue opere di puro pigmento, il colore vivido è applicato ai pannelli modellati, le cui contorsioni barocche appaiono come un estremo primo piano della palette del pittore. Queste superfici crude ma allo stesso tempo elaborate trovano il loro uguale e opposto nella recente scultura Behemoth (2012), dove l’oggetto (un’enorme pila cubica di sughero sul pavimento), è impregnata di pigmento nero, che lo rende una massa di superficie.