03/10/2019  al 18/10/2019

Delio Gennai "Lanterne bianche"

A cura di: Testo di Giancarlo Bertoncini

Delio Gennai "Lanterne bianche" Dal 3 al 18 ottobre 2019
Partendo da un'opera composta di esagoni ispirati alla scrittura araba e alla geometria, Delio Gennai ha creato una installazione composta da 40 lavori in cartoncino bianco, intagliati con uno o due ideogrammi e applicati su garza. Da queste opere che evocano le lanterne il titolo "Lanterne bianche"

La mostra nasce dall’esperienza che l’artista ha fatto a marzo di quest'anno, in occasione della realizzazione di una installazione scenografica al teatro Verdi di Pisa per la compagnia  Artemis Danza / Monica Casadei.
Il titolo dello spettacolo "Butterfly", ispirato alla omonima opera, gli ha suggerito la realizzazione di un lavoro incentrato sugli ideogrammi giapponesi.
Partendo dalla sua precedente produzione, e in particolare da un'opera composta di esagoni ispirati alla scrittura araba e alla geometria, che sarà esposta in galleria, Gennai ha creato una installazione  composta da 40 lavori in cartoncino bianco, intagliati con  uno o due ideogrammi e intervallati negli spazi vuoti da garza. Nell’insieme scenografico queste opere, a forma di esagoni allungati, hanno evocato le lanterne, da cui il titolo.
Nella fase esecutiva degli intagli per l’installazione teatrale, Gennai si è reso conto che anche gli scarti degli ideogrammi rappresentavano essi stessi altri ideogrammi. È a seguito di queste riflessioni che Delio ha creato un'installazione specifica per lo Studio Arte Fuori Centro che verrà presentata insieme alle altre opere installative;  con gli “intagli altri” ha realizzato "altre" lanterne bianche, dove gli ideogrammi sono sovrapposti bianco su bianco. 
 
Le  Lanterne bianche di Delio Gennai
d
i Giancarlo Bertoncini
Un titolo fortemente suggestivo, nonché evocativo su una pluralità di piani ha scelto Delio Gennai per le opere presentate in questa  esposizione e per il complesso stesso della mostra. Il visitatore potrebbe rimanere sorpreso dal constatare che non si tratta di oggetti reali così designati, ma di manufatti estetici che solo per via metaforica, e direi per la via della creatività artistica, rimandano agli oggetti reali. Le Lanterne bianche di Gennai illuminano con il nitore della loro vivida leggerezza la scena dell'arte, così come hanno illuminato la scena del balletto di danza Butterfly di Monica Casadei, rappresentato a Pisa e altrove. Rispettando una pluridecennale lunga fedeltà al proprio lavoro, Gennai con una minimale e al tempo stesso intensa operazione articola carta e garza all'attuazione della propria poetica. Il bianco, colore a tutti gli effetti, si instaura come assolutezza di un linguaggio dalla cifra inconfondibile. E un altro elemento del linguaggio espressivo di Gennai risiede nella continuità dell'adozione di segni di lingue esotiche, orientali, fra le quali l'arabo (già da tempo facente parte del linguaggio personale di Gennai) a cui si è da poco aggiunto il giapponese. In ogni caso, qualunque sia la lingua da cui vengono desunti, i segni si propongono nell'officina di Gennai non per la loro valenza semantica, ma per il loro fascino estetico-formale. È, quella di Gennai, una vera e propria “traslitterazione” da un piano espressivo all'altro: la lingua, nel momento stesso che viene desemantizzata rispetto alla sua funzione pratica, di comunicazione sociale, acquisisce un'altra funzione, entra nell'universo segnico della comunicazione artistica e in questo modo, dal piano di una comunicatività ristretta al solo gruppo dei detentori della lingua da cui i segni provengono, diventa linguaggio universale dell'arte, supera confini geografici e barriere culturali. La scrittura si fa struttura compositiva e dalla dimensione referenziale si proietta sul piano di autonoma assolutezza segnica. L'arte si fa atto di concentrazione, meditazione interiore in risposta a quanto di vacuo e orroroso si propone nella civiltà moderna. Atto di concentrazione spirituale che sollecita lo spettatore a condividere un medesimo moto. In questa dimensione etica del fare artistico anche lo scarto risultante dal minuzioso e paziente intaglio della carta, in contrasto con la consumistica ideologia della modernità, si fa nuovo progetto estetico e con esso atto vitale, manifestandosi nella sua specificità di 'bassorilievo'. Un altro segno di continuità nell'attività di Gennai risiede nel fatto che anche in questa circostanza, come in altre, il lavoro dell'artista svela la sua vocazione o meglio il suo intento di libertà, in quanto le singole opere, oltre che per la loro autonomia, valgono per la mobilità della loro combinazione, permettendo di conseguire così quello che Gennai ritiene l'atto finale dell'opera, vale a dire l'installazione tramite le stesse. Inoltre, nella modalità dell'installazione esse non sono soggette ad una norma vincolante, ma rimangono aperte alla possibilità di ulteriori e sempre nuove combinazioni. In tale soluzione le opere necessitano e si giovano della luce, realizzando ancora un gioco di pluralità, nonché di ambiguità fra l'opera cartacea e l'ombra da essa proiettata, ombra così importante per Gennai tanto da definirla egli stesso 'l'anima dell'opera'.   
     Nel lavoro di Gennai si realizza un mirabile equilibrio fra alcune vitali istanze dell'arte contemporanea: dalla povertà dei materiali (carta e garze) alla visività della poesia  (con la scrittura), ad un  minimalismo formale e cromatico, ad un processo di astrazione nella desemantizzazione delle parole.
          

Luoghi

  • Studio Arte Fuori Centro - Via e. bombelli, 22 - 00149 Roma
             065578101    3281353083

    orario: dal martedì al venerdì dalle 17 alle 20 oppure per appuntamento

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